Mario tu si che ne hai viste tante, come ci si sente ad essere il dirigente della Torres con più anni di militanza? Ci si sente bene, non c’è dubbio, anzi, mi sento il portafortuna della squadra perché da quando sono arrivato 21 anni fa, si è iniziato a vincere.
Come ti sei avvicinato al calcio femminile? Assolutamente per caso. Al termine di un allenamento degli allievi dell’oratorio del Sacro Cuore, incontrai il mio amico Gianni Cocco, allora amministratore unico della Torres femminile che tra una chiacchiera e l’altra mi invitò ad assistere ad un allenamento della squadra. La cosa mi incuriosì parecchio e fu subito un colpo di fulmine per quei colori rossoblù. Ricordo di essere stato molto colpito da due calciatrici, Placchi e D’Astolfo.
Ormai questo ambiente per te è come una seconda famiglia o sbaglio? Non sbagli, ormai è la mia seconda famiglia.
Secondo te come è cambiato il calcio femminile da quando hai iniziato a frequentare questo ambiente? Certamente è cambiato, è più maschio, il livello complessivo è più alto.
C’è una calciatrice alla quale sei o sei rimasto più legato? Si ma preferisco dire tutte.
Chi è stata secondo te la più forte giocatrice che ha mai vestito la maglia della Torres? Senza nessun dubbio Rita Guarino.
Vuoi spiegare a chi ci legge quale è esattamente il tuo ruolo in società, tu principalmente sei un dirigente da campo, di cosa ti occupi prevalentemente? Faccio di tutto, mi metto a disposizione, faccio il dirigente per passione, mi manca sola di fare la giocatrice.
C’è un sogno sportivo che vorresti che si realizzasse? Si certo, ma penso che sia il sogno di qualunque dirigente di qualunque squadra…la Champions.